Una (lunga) giornata in Albania – Seconda parte

Come raccontavo nel precedente post in mattinata abbiamo lasciato Shködra per dirigerci verso il lago di Koman. Inizialmente abbiamo percorso una bella statale, scorrevole, attraversando paesi, attività commerciali, bar e rivenditori di Mercedes usate. L’idea era quella di raggiungere Koman in auto, prendere il traghetto per arrivare a Fierzë, cercare un posto per dormire in quella zona tra laghi e montagne e il giorno seguente raggiungere Tirana, oppure se fossimo arrivati tardi per il traghetto, dormire a Koman e prendere il traghetto il giorno seguente. Lasciata alle spalle la statale abbiamo proseguito sulla SH25, un cartello ci indicava che mancavano solo 32Km alla nostra destinazione. La nostra mitica 500 si è inerpicata su per le montagne in questo posto fuori dalla realtà.

Se decidete di voler passare un periodo senza contatti con la civiltà,questo è il posto che fa per voi, abbiamo percorso chilometri di strada di montagna fiancheggiando sempre un fantastico fiume, azzurro da potercisi specchiare, e alberi, alberi e ancora alberi. A volte una casa isolata o un villaggio di poche abitazioni, recintate, ordinate e dove tutti hanno piante da frutto, ortaggi, e animali.

Ora vi chiederete perché un posto così vicino alla statale è così isolato, semplice, la strada è orribile, a volte c’è l’asfalto, a volte no, niente banchina, l’asfalto sdrucciolevole finisce direttamente giù per le montagne, buche da poterci fare il bagno e più vi avvicinate a Koman e più peggiora, ci vogliono circa 2 ore di guida temeraria, più eventuali (piacevoli) imprevisti come questo:

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Una volta instaurato un rapporto con la mandria di capre (si può dire mandria di capre, o la mandria è solo di mucche? Forse un gregge di Capre, o gregge vale solo per le pecore?) e chiesto gentilmente loro di allontanarsi dalla carreggiata, tutto è filato liscio fino al “paese” di Koman, lungo la strada abbiamo incontrato una grande zona recintata a filo spinato, che poi abbiamo scoperto essere una miniera e una serie di grandi cerchi formati da tubi di gomma nell’acqua, di cui tuttora non conosciamo lo scopo; ovviamente ci siamo fermati diverse volte per ammirare il panorama e scattare qualche fotografia:

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L’ultimo tratto di strada parte da Koman e si inerpica in salita su una stretta strada residuo di una cava, fatta da grandi sassi (questo ultimo pezzo è l’unico pericoloso, dove bisogna andare a passo d’uomo), risale ai bordi di una diga alta e stretta sorvegliata da agenti vestiti con una divisa improbabile e armati di un arma da fuoco con l’impugnatura di legno. Vicino alla diga, un tunnel scavato nella montagna a colpi di scalpello vi porta ad un parcheggio dove partono i traghetti.

Appena parcheggiata l’auto una ragazza gentile ci ha chiesto in perfetto Italiano se avevamo bisogno di informazioni, ho chiesto in inglese del traghetto, per consentire anche a Principessa di capire, e in un buon Inglese ci è stato spiegato che, a causa del livello troppo basso del lago, il traghetto non poteva partire, ne quel giorno, ne nei seguenti, ma che se volevamo potevamo fare una gita privata in barca, ad un prezzo molto più alto di quello del traghetto.

Durante un primo confronto abbiamo sentito puzza di fregatura, abbiamo pensato che il traghetto era già partito, e che per questa ragazza era più conveniente venderci un tour privato in barca piuttosto che farci aspettare il giorno dopo e prendere il traghetto.. Traghetto che essendo utilizzato dai locali per trasportare di tutto, costa poco..

Siamo scesi in paese e abbiamo fatto i finti tonti, chiedendo altre persone, indicazioni per il traghetto e orario di partenza, e tutti ci hanno consigliato di chiedere all’imbarco perché nel lago era presente poca acqua, siamo stati malfidenti, la ragazza era onesta… Qui è nata la disperazione, avevamo fatto tutta quella strada orribile con la certezza di non doverla percorrere di nuovo a ritroso, inoltre eravamo veramente curiosi di questo viaggio, su questo traghetto che passa attraverso paesi non raggiunti da nessuna strada, dove il tempo si è fermato, dove le persone non hanno “sentito” l’occupazione Italiana o quella Tedesca, o il Comunismo o la modernizzazione di questi giorni; vivono sempre allo stesso modo, nella natura, grazie al lavoro pesante senza considerare Sabato e Domenica con le giornate scandite solo dal giorno e dalla notte e la luna ad indicare le stagioni e il giorno giusto per seminare e per raccogliere.

Mi rendo conto solo ora di avere scritto un papiro, sono prolisso? Se si ditemelo, è la prima volta che scrivo un blog, non sono mica un esperto..

Sempre con il sorriso siamo abbiamo fatto marci indietro, direzione Tirana! Ma questo ve lo racconterò nel prossimo post

4 pensieri su “Una (lunga) giornata in Albania – Seconda parte”

  1. Привет от путешественников! Спасибо за чудесные фото и хороший слог, с удовольствием буду читать ваши путеводители!

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